Dal
testo originario di Oreste De Santis ( La giornata del mare) i bambini
della classe terza A della Scuola Primaria Chiodi, coadiuvati dalla maestra
Nicoletta Rucco, hanno elaborato una loro versione de La giornata del
mare, che affronta la questione del rispetto della natura e della
collaborazione tra esseri viventi.
Lo sfondo sul quale si snoda la vicenda è il golfo di Napoli, area divenuta
negli ultimi tempi esempio di disattenzione ambientale.
La storia racconta della decisione di Nettuno di spostare il mare da Pozzuoli
a Milano e del tentativo dei ragazzi partenopei di convincere il dio del mare
a desistere dal cattivo proposito.
La messa in scena si presenta quasi come un musical: fondali e oggetti di
scena luminosi, intermezzi coreografici molto corali e semplici, accompagnano
canzoni interpretate dai bambini stessi.
I personaggi cercano il dialogo brillante e veloce e i bambini, divertiti
dall’esperimento, si impegnano molto per ottenere l’effetto desiderato, con la
curiosità di cercare nelle proprie voci un accento che non è esattamente il
loro, spesso debordando (tendenziosamente e con chiara cognizione) nella
caricatura.
Molti i riferimenti all’attualità, forse non tutti necessari, come il
ricorrere spesso ai telefoni cellulari, ma coerenti con lo spirito della
rappresentazione. Un po’ meno chiara la (forse) sarcastica trovata delle
brioches in scena.
Le difficoltà, soprattutto tecniche, come la disabitudine dei ragazzi a
provare in scena con i costumi, la poca dimestichezza con gli apparecchi
tecnici, in special modo quelli audio e la scarsa cognizione dei tempi da
rispettare nello spettacolo, ci sono, tuttavia è veramente lodevole e
piacevole a vedersi l’entusiasmo e il forte impegno dei bambini, che pur
affrontando uno spettacolo preparato in così poco tempo (non deve essere stato
facilissimo neanche per le insegnanti) si sono dimostrati seri e allo stesso
tempo divertiti e hanno cercato di fare tutto al meglio, trovando il tempo
anche per prestazioni di declamazione d’attore e non tralasciando nemmeno
(cosa niente affatto ovvia) quelle scene di massa all’interno delle quali
molto spesso i bambini tendono a perdersi. A conferma di ciò non tralascio di
dire che una piacevole sorpresa è stata quella di sentir cantare, senza timore
o ritrosia, i pezzi sui quali si muovevano. Disinvolti, sul palco lasciavano
chiaramente intendere quanto fossero intenzionati a fare bene e quanto nello
stesso tempo fosse per loro un momento di aggregazione e quindi uno spazio
ricreativo oltre che di creazione artistica.
(Ofelia Sisca)