La Redazione di TeatroTeatro risponde

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sabato, 17 maggio 2008 - Teatro Andrea D'Aloe - roma
 

L’eco del mare

festa delle scuoleDal testo originario di Oreste De Santis ( La giornata del mare) i bambini della classe terza A della Scuola Primaria Chiodi, coadiuvati dalla maestra Nicoletta Rucco, hanno elaborato una loro versione de La giornata del mare, che affronta la questione del rispetto della natura e della collaborazione tra esseri viventi.

Lo sfondo sul quale si snoda la vicenda è il golfo di Napoli, area divenuta negli ultimi tempi esempio di disattenzione ambientale.
La storia racconta della decisione di Nettuno di spostare il mare da Pozzuoli a Milano e del tentativo dei ragazzi partenopei di convincere il dio del mare a desistere dal cattivo proposito.
La messa in scena si presenta quasi come un musical: fondali e oggetti di scena luminosi, intermezzi coreografici molto corali e semplici, accompagnano canzoni interpretate dai bambini stessi.
I personaggi cercano il dialogo brillante e veloce e i bambini, divertiti dall’esperimento, si impegnano molto per ottenere l’effetto desiderato, con la curiosità di cercare nelle proprie voci un accento che non è esattamente il loro, spesso debordando (tendenziosamente e con chiara cognizione) nella caricatura.
Molti i riferimenti all’attualità, forse non tutti necessari, come il ricorrere spesso ai telefoni cellulari, ma coerenti con lo spirito della rappresentazione. Un po’ meno chiara la (forse) sarcastica trovata delle brioches in scena.

Le difficoltà, soprattutto tecniche, come la disabitudine dei ragazzi a provare in scena con i costumi, la poca dimestichezza con gli apparecchi tecnici, in special modo quelli audio e la scarsa cognizione dei tempi da rispettare nello spettacolo, ci sono, tuttavia è veramente lodevole e piacevole a vedersi l’entusiasmo e il forte impegno dei bambini, che pur affrontando uno spettacolo preparato in così poco tempo (non deve essere stato facilissimo neanche per le insegnanti) si sono dimostrati seri e allo stesso tempo divertiti e hanno cercato di fare tutto al meglio, trovando il tempo anche per prestazioni di declamazione d’attore e non tralasciando nemmeno (cosa niente affatto ovvia) quelle scene di massa all’interno delle quali molto spesso i bambini tendono a perdersi. A conferma di ciò non tralascio di dire che una piacevole sorpresa è stata quella di sentir cantare, senza timore o ritrosia, i pezzi sui quali si muovevano. Disinvolti, sul palco lasciavano chiaramente intendere quanto fossero intenzionati a fare bene e quanto nello stesso tempo fosse per loro un momento di aggregazione e quindi uno spazio ricreativo oltre che di creazione artistica.

(Ofelia Sisca)